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Soft power culturale cinese: la rinascita confuciana

Soft power culturale cinese: la rinascita confuciana

Soft power culturale cinese e i principi confuciani

Sin dall’inizio della costruzione del proprio soft power culturale (文化软实力 wénhuà ruǎn shílì) negli anni Novanta, e con particolare enfasi nell’ultimo decennio, la strategia cinese per incrementare la propria attrattiva globale è stata rappresentata dalla promozione del pensiero e della filosofia tradizionali del paese, in particolare dei valori confuciani.

Proiettando nel mondo l’immagine di un paese guidato da principi unicamente e peculiarmente cinesi – integrati ai valori del socialismo – la Cina spera di tradurre tali principi in ideali universalmente accettati e di proporli come valida alternativa a quelli occidentali, rimodellando le istituzioni e le relazioni internazionali tramite il filtro della propria ideologia.

Pilastro della società e della politica cinesi per quasi duemila anni di storia imperiale, il Confucianesimo fu successivamente condannato come responsabile dell’arretratezza del paese durante il XIX e il XX secolo. In questo periodo la Cina fu teatro di profonde spaccature interne e di ripetute incursioni straniere.

Soltanto a partire dal 1978, in parallelo alle politiche di “riforma e apertura” di Deng Xiaoping, fu ripristinato e promosso quale ideologia guida, e diversi studi furono avviati su come applicare la sua componente spirituale e politica al Marxismo ed alla modernizzazione del paese.

A partire dagli anni 2000 e in particolare sotto la leadership del presidente Xi Jinping, il Confucianesimo divenne ufficialmente il fulcro attorno al quale modellare il soft power culturale cinese. La Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008 rappresentò l’occasione per mostrare al mondo l’immagine di un paese moderno, ma ancora profondamente legato alle proprie radici e tradizioni.

Da allora, i discorsi ufficiali dei leader politici vengono arricchiti da aforismi e richiami confuciani; i media domestici trasmettono serie tv ambientate nell’antichità; la Cina ospita eventi internazionali come l’Expo 2010 a Shanghai, al fine di diffondere nel mondo la propria cultura e la propria idea di società internazionale.

I principi confuciani alla base del soft power cinese: l’Armonia

Il fondamento del pensiero confuciano è rappresentato dalla rilevanza legata all’etica e alla moralità, necessarie al fine di realizzare un mondo armonioso, inclusivo e pacifico. Confucio riteneva infatti che soltanto un governatore virtuoso e guidato da un comportamento eticamente irreprensibile sarebbe stato in grado di garantire l’armonia (和 ) dell’universo.

È proprio attorno al concetto di armonia che ruotano i principi chiave su cui si basa la costruzione del soft power culturale cinese. Dalla Società Armoniosa (和谐社会 héxié shèhuì) di Hu Jintao – elaborata in un primo momento come obiettivo di politica interna e successivamente estesa alla dimensione internazionale in termini di “mondo armonioso” (和谐世界 héxié shìjiè) – al Sogno Cinese (中国梦Zhōngguó mèng) di Xi Jinping, il filo conduttore è la realizzazione di una “Grande Armonia” (大同Dàtóng), intesa come un mondo in cui tutto è condiviso e che esclude il perseguimento dell’interesse individuale.

Per la Cina, il mondo ideale è quello caratterizzato dalla “armonia nella diversità” (和而不同hé ér bùtóng), ovvero dalla coesistenza pacifica di norme e modelli differenti. Un mondo in cui l’“armonia è il bene più prezioso” (和为贵hé wéi guì) e in cui la pace rimane l’obiettivo ultimo. L’immagine che ne emerge è dunque quella di un mondo unito, ma che lascia spazio alla diversità: sia l’armonia che le differenze possono facilitare lo sviluppo e la crescita comuni, favorendo il confronto e sfruttando la complementarietà tra elementi diversi.

Il “Mondo Armonioso” e l’idea di Società Internazionale della Cina

A sostegno della tesi secondo cui la Cina vuole porsi come potenza pacifica, la retorica ufficiale fa spesso riferimento alla totale assenza di un passato da potenza coloniale ed alla continuità millenaria che ha caratterizzato il tianxia – “tutto ciò che si trova sotto il Cielo” (天下tiānxià), l’impero cinese, sistema caratterizzato dall’uguaglianza tra i suoi membri e regolato dai principi confuciani.

Il “mondo armonioso” proposto dalla Cina supera dunque le regole alla base del sistema Westfaliano di stampo occidentale, in cui lo stato sovrano è l’unità primaria dell’ordine politico. Nel mondo immaginato dalla Cina, gli stati si riducono ad unità minori, mentre è la società internazionale stessa a rappresentare la più alta unità politica.

Questa retorica rimane comunque oggetto di dibattito: la letteratura relativa al tianxia lo descrive in effetti non come un sistema egualitario, bensì come un sistema gerarchico avente la Cina al proprio vertice. Questo non può che generare una certa diffidenza da parte occidentale nei confronti dell’idea di società internazionale promossa dalla Cina e della posizione che essa intende occupare al suo interno.

I pilastri del Sogno Cinese di Xi Jinping

Naturalmente, la reintroduzione dei principi confuciani nella società e nella politica cinese deve essere allineata con la lealtà ai valori socialisti. La combinazione tra marxismo moderno e antico pensiero confuciano ha dato vita ai “Valori fondamentali del socialismo” (社会主义核心价值观shèhuì zhŭyì héxīn jiàzhíguān), formalmente definiti nel 2015 come pilastri del Sogno Cinese di Xi Jinping.

  • Prosperità (富强fùqiáng);
  • Democrazia (民主mínzhŭ);
  • Civiltà (文明wénmíng);
  • Armonia (和谐héxié);
  • Libertà (自由zìyóu);
  • Uguaglianza (平等píngděng);
  • Giustizia (公正gōngzhèng);
  • Stato di Diritto (法治 făzhì);
  • Patriottismo (爱国àiguó);
  • Devozione (敬业 jìngyè);
  • Integrità (诚信chéngxìn);
  • Amicizia (友善yŏushàn).

L’importanza della collettività

Un’altra pietra miliare del discorso internazionale della Cina sul soft power è l’importanza attribuita alla cultura collettivista. Imperniata sui codici di comportamento sociale confuciani, in base a questa gli uomini devono cooperare per creare armonia e il bene dell’individuo è subordinato al bene della comunità.

L’assenza di armonia è causata da individui che perseguono l’interesse privato (利 ), che porta alla corruzione e alla polarizzazione degli interessi. Al contrario, la cultura individualista occidentale presuppone l’esistenza di individui che perseguono l’interesse personale, e dove la competizione sostituisce la cooperazione tipica del sistema cinese. Ciò spiega la differenza fondamentale tra il Sogno Americano, ovvero un sogno di singoli individui, e il Sogno Cinese, il sogno di un’intera nazione intesa come collettività.

Il passaggio ad una cultura di tipo individualista viene generalmente interpretato come conseguenza automatica del processo di modernizzazione, ma la Cina sembra non condividere questa ipotesi. Piuttosto, un tipo di cultura collettivista potrebbe fornire al mondo modelli alternativi di cooperazione basati su una diversa concezione delle relazioni, e potrebbe così risolvere le contraddizioni derivate dalla costante ricerca dell’interesse personale in tutte le sfere della vita pubblica.

Conclusione

L’integrazione dei principi confuciani e socialisti nella proiezione del soft power cinese rappresenta chiaramente la volontà della Cina di mostrare una distinta identità culturale. Un’identità legata ad una tradizione millenaria pur mantenendo il proprio credo politico, senza accettare il compromesso dell’adozione di un sistema liberale e democratico, come invece auspicato dal mondo occidentale.



Articolo di Vanessa Bellonio



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Fonti:

Per approfondire: Maurizio Scarpari, Ritorno a Confucio: La Cina di oggi fra tradizione e mercato (Saggi Vol. 831)

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