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La famiglia in Cina: rapporto tra genitori e figli

La famiglia in Cina: rapporto tra genitori e figli

la famiglia in Cina

In Cina la famiglia è un valore cardine importantissimo, come lo è d’altronde in Italia, ma sensibilmente diverse sono le logiche e le manifestazioni di amore all’interno della famiglia tipo cinese. Si tratta di un tema che ha svariate ramificazioni al suo interno, legato però a retaggi culturali che sopravvivono al tempo e alla geografia.

SOMMARIO:

Introduzione: importanza di avere figli nella cultura cinese

Partiamo dal presupposto che quando si parla di società cinese, non si può non tenere presente la forte influenza dei concetti confuciani che rimangono tuttora molto attuali. Questa è evidente in molti aspetti interpersonali in ogni ambito, incluso ovviamente quello più privato e personale della famiglia. Quest’ultima, secondo il pensiero confuciano, è la prima unità in cui l’essere umano deve dimostrare di sapersi inserire adeguatamente, per portare un valore anche su più larga scala all’interno della società e del Paese.

Riassumendo al nocciolo la questione, potremmo dire che in Cina, per le persone più tradizionali, è importante costituire una famiglia e avere figli. È praticamente un dovere. In primis, nei confronti del proprio clan, di tramandare nel tempo la propria discendenza. E, naturalmente, nei confronti della società, di produrre valore aggiunto e contribuire alla prosperità della società anche in termini produttivi. “Vivere per mantenere la vita” in un certo senso.

La costituzione di un proprio nucleo famigliare è un tema sociale sempre molto attuale. La domanda “quando ti sposi” è all’ordine del giorno per tutti i giovani considerati in età da matrimonio (20-30 anni), che benché si sia alzata negli ultimi anni, rimane piuttosto bassa rispetto alla media occidentale.

In un contesto di questo tipo, tutti i discorsi di genere sono ancora tabù per la maggior parte delle famiglie cinesi. Per un papà tradizionale è un forte colpo scoprire di avere un figlio omosessuale. Questo, sia da un punto di vista personale che da un punto di vista sociale. Da un punto di vista personale perché ha fallito nella sua “missione di vita” di continuare il nome della famiglia; da un punto di vista sociale perché la sua 面子 miànzi (faccia), è compromessa. Chissà cos’ha fatto nel passato per meritarsi un futuro del genere, direbbero subito i suoi conoscenti.

Per approfondire la tematica, puoi ascoltare la puntata “Comunità LGBT in Cina: panoramica e lavoro del podcast #15MinutiDiCina qui.

Parlando di famiglia in Cina naturalmente è d’obbligo anche la seguente premessa. La società cinese è in continua evoluzione, di pari passo con il rapidissimo sviluppo economico. Oggi ci sono sostanziali differenze di pensiero all’interno della società cinese anche a distanza di una sola generazione, anche se quanto stiamo per esplorare di seguito rimane ad oggi piuttosto attuale per una famiglia tipo cinese.

La famiglia in Cina: gerarchia, rispetto e pietà

A detta di molti, l’educazione dei figli è uno dei task più difficili al mondo. Esperti e meno esperti si sono spesi nel corso dei secoli a formulare diverse teorie e metodologie, senza mai arrivare ad una standardizzazione universale. Ciò che possiamo dire riguardo al contesto cinese, tuttavia, è che sicuramente un modello predominante non è quello in cui genitori e figli sono “amiconi” per la pelle. Ancora una volta, predomina l’impronta confuciana di gerarchia: i genitori “dicono” e i figli “fanno”. Per quanto più moderni e cosmopoliti, i genitori cinesi di oggi tendenzialmente vivono ancora il rapporto con i figli in un’ottica di forte responsabilità reciproca un po’ primordiale. Il pensiero di fondo che permane è che il proprio compito sia quello di allevare figli di successo in grado poi di “ricambiare il favore” in un futuro quando si sarà vecchi.

La ragione di questa logica di fondo sicuramente può essere riconducibile ad un sistema di welfare ancora non ottimale per tutti gli strati della popolazione. Tuttavia, molto forte è anche la componente culturale che regola le dinamiche all’interno della famiglia cinese. Per esempio, c’è una parola tutta cinese per indicare la “prole ideale”: 孝顺 xiàoshùn. È una parola che viene comunemente tradotta come “pietà filiale” ed è in origine una virtù che i figli devono possedere secondo l’etica confuciana. Parliamo di un tipo di rispetto reverenziale che regola un rapporto gerarchico in cui ci sono precisi doveri da adempiere. Il significato più profondo di 孝 xiào è racchiuso nel carattere stesso. Questa parola è infatti una combinazione dei caratteri 老 lǎo che significa “vecchio” e 子 zi che significa “figlio”. Quindi i figli che sottostanno a quelli più anziani letteralmente, ovvero, i figli (maschi) che supportano la generazione precedente.

Manifestazioni d’amore

Nonostante i millenni, le invasioni e le nuove religioni, il concetto di 孝 nella sua essenza, come il concetto di famiglia, è rimasto solido e comune in tutte le fasi storiche della società cinese. Basandoci su questi elementi culturali vanno letti quindi i rapporti all’interno della famiglia tipo in Cina, in cui difficilmente ci sono manifestazioni d’amore esplicite. “Ti voglio bene” e “ti amo” sono parole che si sentono raramente a voce alta e che spesso si riflettono anche nei rapporti da adulti delle persone cinesi cresciute in una famiglia tradizionale.

A detta di molti genitori cinesi, l’amore non si “dice”, ma si dimostra. L’investimento – sempre più salato oggigiorno in Cina – nell’educazione dei figli; la gestione quasi militare della loro infanzia in modo che arrivino in età adulta con i requisiti e le skills adatte al mercato del lavoro; queste sono alcune tra le manifestazioni d’amore secondo la visione dei genitori cinesi. Commenti come “copriti bene e bevi tanta acqua calda” oppure piccole bugie come “a mamma non piace tanto la carne, finiscila tu” sono altissimi livelli d’amore secondo la logica della più parte dei genitori cinesi.

Agli occhi di un occidentale alieno alla società cinese, tutto questo può sembrare molto singolare. A tratti potrebbe sembrare diametralmente opposto ad una comunicazione sana con i propri figli, che possa stimolarli a crescere apprezzati e sicuri di sé. Ma proprio questo è solitamente una delle principali critiche di genitori molto tradizionali verso gli occidentali. Ovvero che a parole si dica “ti amo”, ma poi coi fatti non lo si dimostri davvero; per esempio, per i genitori cinesi è insensato lasciare i figli allo sbaraglio durante la giovinezza senza “indirizzarli calorosamente”; o non pagare gli studi ai figli, che in cambio devono portare a casa ottimi voti.

La società post-One-child policy

La One-child policy è stata una misura di controllo demografico implementata dagli anni 1980 nella Repubblica Popolare Cinese che consentiva ad ogni famiglia Han di avere un solo figlio, salvo alcune eccezioni.

Questa misura è stata estremamente dura da un punto di vista sociale. La sua implementazione tuttavia seguiva decenni di boom demografico, con una popolazione che era praticamente raddoppiata durante il governo di Mao Zedong, crescita che però era avvenuta in modo inversamente proporzionale allo sviluppo economico. Per contrastare quindi gli effetti negativi di una sovrappopolazione che sovrasta la crescita economica, ecco che le famiglie cinesi, da sempre abituate ad avere numerosi figli, sono state costrette per legge a generare un unico figlio. La policy è stata in seguito modificata e abrogata anche e soprattutto a seguito del rallentamento della crescita demografica e del prospetto di un grave effetto collaterale, ovvero la decrescita della popolazione, ormai alle porte.

Nonostante sia stata ormai abrogata, questa policy ha però determinato ormai un importante cambio di direzione nella volontà delle giovani coppie odierne di avere più di un figlio, o di averne affatto. La ragione è facilmente comprensibile. I nati a cavallo degli anni della One-child policy, sono una generazione di figli unici che sentono già il peso di quattro anziani sopra di loro (i propri genitori più i suoceri); senza fratelli con cui spartirsi questo onere; e di conseguenza, con sempre meno volontà di avere più di un figlio da mantenere. Gli effetti economici di questa inversione di rotta naturalmente non sono promettenti. Di seguito l’ormai noto grafico a fungo che illustra come ci sarà una popolazione anziana molto più numerosa sulle spalle di una forza lavoro molto più minuta:

la famiglia in cina

Leftover women e piccoli imperatori

Un effetto immediato della One-child policy è stato un incremento di femminicidi infantili. Soprattutto le famiglie più rurali e con un basso tasso di educazione preferivano infatti avere un figlio maschio. Questo perché “potesse lavorare la terra”, come dice letteralmente il carattere per “maschio”: 男 nán (田 terra + 力 forza). E, naturalmente, anche tramandare il cognome della famiglia negli anni a venire. Non sorprende dunque che oggi ci siano decine di milioni di uomini in più che non riescono a trovare moglie. Ciononostante, contrariamente a come si potrebbe immaginare, ci sono sempre più donne che non si sposano. Infatti, sempre più donne, più istruite ed emancipate, rimangono single anche dopo i 30 anni e vengono additate come Leftover women.

Un altro fenomeno che scaturisce dalla One-child policy è quella dei piccoli imperatori. Questa generazione 4:2:1, quattro nonni e due genitori che si prodigano in attenzioni per un solo figlio, segna un po’ una cesura con la tradizione. A seconda del reddito e dei casi specifici, ci sono diverse varianti di come vengano cresciuti o viziati questi giovani cinesi. Ma il leitmotiv comune è una maggiore pressione al successo, perché dal successo di questo unico figlio dipendono le sorti future di tutta la famiglia. Le speranze e l’amore di questi sei anziani a volte producono effettivamente giovani estremamente di successo; ma non mancano anche le storie di giovani matricidi o suicidi motivati da un “eccesso di amore” e di pressione che esasperano e debilitano le personalità più deboli.

Nonostante le storie particolari tuttavia, i piccoli imperatori, sono tendenzialmente una generazione più individualista, più creativa e innovativa.

Conclusioni

La famiglia è da sempre un valore cardine nella cultura cinese. Nonostante questo sia un tratto comune a diverse culture, compresa quella italiana, le motivazioni e le logiche dietro alle dinamiche di una famiglia cinese sono molto diverse. Il retaggio di una cultura millenaria, sintetizzata in valori morali dell’etica confuciana infatti giocano ancora oggi un ruolo importante all’interno della società cinese. Oggi la tradizione permane in un presente sempre più soggetto a cambiamenti repentini portati dal crescente sviluppo economico e dalle nuove tecnologie, in una commistione che si riflette nella famiglia tipo in Cina.

Interessanti da considerare anche le ramificazioni che si sono prodotte a partire dalla One-child policy, fenomeno che si è verificato di fatto solo nella Cina continentale. Mentre questo avvenimento ha dato vita a fenomeni come le Leftover women e i piccoli imperatori, le famiglie facenti parte della “diaspora cinese” hanno vissuto e vivono dinamiche ancora diverse.



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Una risposta.

  1. […] di avere un solo figlio. Nonostante l’abbandono della legge, però, si nota ancora una certa riluttanza a generare più di un figlio. La Gen Alpha, come le precedenti, sembra destinata ad essere una generazione di figli unici. Questo […]

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